Business & ambiente

Uno studio di Morgan Stanley ha rilevato che l’88% degli studi effettuati su casi aziendali hanno mostrato un miglioramento delle prestazioni operative di quelle imprese che hanno adottato politiche ambientali e sociali.

La riflessione che sorge spontanea è la seguente: se anche una delle principali banche d’affari mondiali, centro nevralgico del capitalismo moderno, intravede nella “fairness” sociale ed ambientale un vantaggio economico, allora forse il mondo sta proprio cambiando.

Al di là dei facili ottimismi, qualcosa si sta realmente muovendo: la novità, credo, consiste nel collocare le azioni ed i loro effetti all’interno dello stesso orizzonte temporale.

Credo che nessuna persona con un minimo di capacità razionali possa aver realmente e sinceramente pensato che si potesse continuare a devastare le risorse del nostro pianeta (come nell’ultimo secolo) o che lo sfruttamento delle persone non avesse conseguenze.

Quello che fino ad ora ha sempre bloccato lo sviluppo di reali politiche di sostenibilità nella maggior parte delle aziende è l’idea che, in fondo, la cosa “non mi tocca direttamente” o addirittura che “ha costi certi e nessun vantaggio”.

Oggi, forse, l’evoluzione degli scenari mondiali ci sta facendo capire molto chiaramente che il tempo del “non mi riguarda” è finito.

E che, come ci insegna il Lean Thinking, ogni problema può essere vissuto come una opportunità.

Tanti anni fa un piccolo grande maestro, Akira Koudate, ebbe l’intuizione che il tema dell’eliminazione degli sprechi ambientali potesse rappresentare una opportunità per ridurre anche gli sprechi economici e lo sintetizzo in un libro “Eco-eco management – Sinergia tra ecologia ed economia nell’impresa” (Franco Angeli 2004): lo consiglio caldamente.

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