Ora lo vediamo! Appunti su dashboard e dintorni. (prima parte)

Cos’è un dashboard?

20 gennaio 1981 Ronald Reagan si insedia alla Casa Bianca. Dopo 15 minuti di visita guidata chiede: “Portatemi nella stanza della guerra”. I funzionari dello staff presidenziale, imbarazzatissimi, sono costretti a rispondere: “Ma signor presidente… Qui non abbiamo nessuna

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stanza della guerra”. L’uomo più potente della Terra qualche anno prima aveva visto un film…

La War Room disegnata nel 1963 per “Il Dottor Stranamore” di Kubrik dal grande scenografo Ken Adam è allo stesso tempo uno dei primi dashboard della storia, ed un magistrale esempio di visualizzazione delle informazioni. Si tratta di pura finzione, quelli che oggi sarebbero maxi-schermi a led, furono realizzati all’epoca con vetri colorati e lampadine ad incandescenza… Ma non è un caso che il genio di Kubrik abbia ambientato la più grande concentrazione di potere del pianeta in un contesto così visuale. E la buffa richiesta di Reagan nel giorno del suo insediamento dimostra che la visualizzazione attrae!

Un dashboard è un supporto visivo che integra tabelle dati, grafici, dati di testo riunendoli tutti nella stessa pagina. Sia che abbia natura analogica o digitale, che sia statico o interattivo, la principale caratteristica è che ciò di cui l’utente ha bisogno, per le sue analisi o decisioni, sta tutto davanti al suo sguardo. In questo modo il nostro cervello può sfruttare al massimo grado le sue capacità di stabilire relazioni, individuare trend, ricorrenze e modelli.

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Gli ingredienti a nostra disposizione

Gli oggetti più efficaci nella realizzazione di un buon dashboard sono senza dubbio i grafici. Il motivo è molto naturale, quasi “biologico”: i grafici attivano le abilità visive della nostra mente rendendo infinitamente più rapide le analisi. Concorderete sul fatto che i tempi di analisi dei dati dell’esempio seguente sono significativamente diversi nel caso in cui si utilizzi una tabella:

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Piuttosto che un semplicissimo grafico:

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Il grafico infatti attiva le reazioni del nostro cervello dette “pre-attentive”, per questo non serve “attenzione”, ovvero lettura dei dati numerici, per individuare ad esempio in quali anni i costi sono stati superiori ai ricavi ed abbiamo quindi conseguito un profitto.
La tabella invece richiede molta più attenzione e fatica analitica per ottenere la stessa informazione.
Quindi non dobbiamo usare tabelle nel nostro dashboard? Diciamo che “a piccole dosi”, anche le tabelle hanno una loro utilità. Il loro vantaggio è che sono molto precise e dense di dati.
Quindi se i grafici ci agevoleranno nei confronti, nel tempo o tra più entità, le tabelle ci offriranno dati dettagliati, relativi al contesto che stiamo analizzando e che sarebbe scomodo o inopportuno inserire nei grafici.

Un terzo elemento, spesso dimenticato, è costituito dal testo. Erroneamente infatti si tende a credere al detto “i numeri parlano da soli”. Anche se utilizzeremo il grande potere esplicativo dei grafici sarà sempre molto opportuno usare anche del testo per analizzare i risultati e documentare le informazioni. Non sono molti i progetti che includono il trattamento di dati di testo nei dashboard ed è un vero peccato, perché per esempio oggi è facilissimo inserire elementi web nel dashboard che possono essere utilizzati come una sorta di Wikipedia di analisi e commenti. Anche dei banalissimi box vuoti permetteranno ai manager di annotare con facilità le loro conclusioni sui dati del dashboard. Se non ci sarà traccia delle analisi precedenti, ogni volta che qualcuno tornerà su quei dati sarà costretto a riscoprire l’acqua calda!

Vediamo un esempio?

Ho immaginato un semplice dashboard, statico ovvero non navigabile da parte degli utenti, per analizzare la situazione mensile di un ipotetico reparto di produzione. Come vedete si basa essenzialmente su oggetti grafici ed è strutturato per fasce orizzontali. Per facilitare l’orientamento degli utenti tutti i titoli sono espressi in forma di domande, le loro domande gestionali. Nella prima

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fascia in alto si trovano alcuni dati globali, i primi due grafici a sinistra analizzano l’efficienza di produzione, mentre il grafico ad aree e la tabellina in alto a destra di offrono rispettivamente il senso delle proporzioni e dell’andamento nel tempo dei centri di lavoro, insieme ad un riepilogo dei totali dei valori. La parte centrale analizza la correlazione tra l’attività di formazione ed i problemi derivanti dagli incidenti, ore improduttive e fermi macchina. L’obiettivo di questa sezione è verificare se e per quali centri l’attività di formazione è stata efficace. La fascia in basso è dedicata all’andamento delle grandezze assolute delle variabili critiche incidenti, ore improduttive e fermi macchina. Notate come in ogni sezione a destra ci sia una parte dedicata all’analisi da parte del management e soprattutto alle azioni da intraprendere!

Cosa si può volere di più di questo?

La prossima puntata…

Beh in realtà qualcosa di più c’è! Nel prossimo post vedremo le cinque “virtù teologali” che un buon dashboard dovrebbe avere e soprattutto parleremo della distanza siderale che c’è tra un dashboard statico ed un dashboard che permette l’interazione da parte dell’utente.

A presto dunque!

 

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