Occidentali’s Karma, finalmente siamo tutti Lean!

Ho visto dei monaci shaolin che si professano asceti ultravegani e quasi ultraterreni sbirciare di nascosto le notifiche di whatapp sul loro iphone. Non c’è nulla da fare con l’infinito potere del POP, il POP è l’essenza della cultura occidentale, è in grado di scovare qualsiasi nicchia, si tratti di sonorità vichinghe islandesi o di trigliette azzurre del mar ligure.

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Hansei: impariamo dal Giappone come apprendere dall’esperienza in maniera strutturata!

L’Hansei (tradotto letteralmente in auto-riflessione) è uno degli aspetti che prediligo della cultura giapponese. Pensate, che pare che i politici giapponesi condannati per crimini come, ad esempio, la corruzione, generalmente appaiano pubblicamente per scusarsi dei propri misfatti ritirandosi dalla scena politica. Questo comportamento, che sarebbe auspicabile sempre anche in Italia, ha degli aspetti interessanti per il fatto che dopo anni, gli stessi politici, possano tornare alla ribalta. Infatti generalmente, il giapponese, ritiene naturale imparare dai propri errori e quindi per tale ragione vengono naturalmente concesse nuove chance.
Il manager giapponese sempre per questo modo di pensare ed agire tende a prendere le responsabilità degli errori del proprio team e i membri del team stesso tendono a mettere in atto azioni di mitigazione per poi trovare una soluzione che risolva il problema alla radice, il tutto con un profondo senso di responsabilità e gratitudine al proprio responsabile.

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Il Sonno Della Ragione Genera Mostri

Goya, all’post blog Mannoriepoca dell’incisione, intendeva dire che la Fantasia diventa incontrollata e scatena le paure più recondite se può attecchire su un terreno fertile come il sonno della mente. È evidente che sia un messaggio filosofico in quanto il personaggio dell’incisione non è sdraiato su un letto ma quasi disperatamente sbracato su un tavolo, come volesse manifestare una richiesta di aiuto allo spettatore.
Un’opera porta sempre con se almeno due significati: quello originale, inizialmente pensato e trasmesso dall’autore; il secondo è rappresentato da ciò che il pubblico percepisce nel momento in cui guarda l’opera.
La mia interpretazione contestualizzata ai giorni d’oggi è questa:

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Maratoneti o scattisti?

I prossimi mesi saranno molto ricchi di eventi sportivi di rilevanza internazionale tra cui spicca l’evento sportivo planetario per eccellenza: l’Olimpiade

Volendo fare un confronto tra le varie discipline sportive (in particolare dell’atletica) ci è venuto spontaneo chiederci a quale assomiglia di più la sfida della “Lean Transformation”.

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Mr. Ohno goes to Hollywood

La letteratura Lean è vastissima. Se qualcuno ci chiede cos’è il Lean Thinking, di sicuro la nostra mente va a scavare qualche titolo di saggio letto in passato e riusciamo ad usare come definizione una di quelle frasi che scolpiamo nel nostro personale decalogo del buon Lean Manager. Tutto ciò è abbastanza probabile ma non troppo. Ci perdiamo in un mare di titoli, sottotitoli, nomi, modelli, teorie e sistemi stampati su tante pagine di carta racchiuse in colorate copertine. Ma cosa accadrebbe se, dopo il successo di un bestseller “Lean”, qualcuno avesse la brillante idea di girare la versione cinematografica proprio come accade ad Hollywood?

Invece di “leggere il libro” molti preferirebbero “guardarsi il film”. E ricordarsi un film e le sue scene è certamente molto più facile.

Ci sono dei film che sembrano nati per racchiudere allegoricamente i principi Lean fondamentali.

Visto il grande boom di spettatori al botteghino a Natale, come non prendere d’esempio la mitica saga Star Wars?

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Prima Chi, poi Cosa

Il libro “Good to Great” (“O meglio o niente”, nella traduzione Italiana), risultato della ricerca di Jim Collins e della sua équipe su cosa hanno in comune le aziende che sono diventate eccellenti dopo un periodo di mediocrità, evidenzia come uno dei pilastri comuni tra queste aziende sia stata la disciplina delle persone.

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Dopo un primo capitolo dedicato (ovviamente) alle caratteristiche dei loro leader (caratterizzati da una auto-disciplina assoluta), Collins indaga la composizione delle squadre a loro subalterne; il capitolo si intitola “Prima Chi, poi CosaContinue reading

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Il report A3 e il rispetto per le persone

Nel Toyota Way, uno dei 5 principi che stanno alla base del successo del gruppo Toyota nel mondo è il rispetto per le persone, ed esattamente “Rispettare gli altri e impegnarsi per capirsi a vicenda, per assumersi le proprie responsabilità e fare del nostro meglio per creare fiducia reciproca”.

Il report A3, strumento sempre proveniente dall’universo Toyota e utilizzato principalmente quale linea guida per il problem solving strutturato, permette di imparare altre due cose solo attraverso un consistente e sistematico rispetto per le persone:

  • report A3 come processo di management basato sulle responsabilità
  • report A3 come processo di sviluppo delle risorse umane

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Il Cubismo e la gestione Lean

Un dipinto cubista tende a mostrare l’oggetto tridimensionale riportando nelle due dimensioni tutte le informazioni essenziali di quell’oggetto. Praticamente l’autore dell’opera cerca di ricostruire nelle due dimensioni la sintesi delle informazioni con cui l’oggetto si presenta nella propria mente, consentendo all’osservatore di rivivere le medesime sensazioni.

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Fabbrica Ideale

Durante il Rinascimento la “città ideale” divenne una delle principali fonti di ispirazione per l’arte, l’architettura e l’urbanistica; con questa si definiva il concetto di un insediamento urbano il cui disegno urbanistico rifletteva criteri di razionalità e di impostazione scientifica , spesso accompagnati da una tensione ideale e filosofica.

Da allora il concetto è stato rielaborato e ripreso in tutta l’evoluzione architettonica ed urbanistica, almeno in linea teorica come purtroppo dimostrano gli esempi delle nostre città.

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Avremo i Leader quando saremo fuori dalla crisi?

Un paio di settimane fa ero da un cliente del nord Europa, l’attività era il bilanciamento di una linea di assemblaggio piuttosto complessa.

evoluzione

Durante una riunione mi sono trovato a valutare, un po’ “da fuori”, come era composto il team di lavoro e quale fosse lo “span of control” dei partecipanti. A parte me, consulente, c’erano altre quattro persone dell’azienda cliente: due sotto i venticinque anni, uno tra i venticinque e i trenta e il più senior tra i trentacinque e i quaranta.

A parte l’ultimo, rappresentante dell’assemblaggio, cresciuto dalla linea, gli altri tre (logistica, ingegneria di produzione e acquisti) hanno una laurea alle spalle e pochi anni di esperienza lavorativa. L’incontro è proceduto sul velluto, sono state valutate le alternative e il gruppo si è fatto guidare senza preconcetti e ha definito un piano di azioni e delle date di scadenza; nulla di strano, in effetti, ma qualche cosa mi ha colpito e ho cercato di analizzare cosaContinue reading

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