Process confirmation: ottenere molto con piccoli investimenti

In questo articolo si vuole descrivere uno strumento Lean che per la sua semplicità ed immediatezza potrebbe venire sottovalutato ma che il più delle volte si è rivelato un potente tool atto al miglioramento delle performance e al consolidamento della cultura aziendali: la process confirmation. Con questo termine si fa riferimento a delle tecniche che confermano, per l’appunto, l’attuazione e la condivisione delle attività kaizen da parte di tutti gli attori del processo produttivo.

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The good, the bad and the Supplier

Dimmi con che fornitore vai e ti dirò chi sei

La parola ‘fornitore’ per me è abbastanza evocativa, mi ricorda un ufficio anni ’80, scrivanie, polvere, procedure e librerie di faldoni.
Come se si trattasse di una cosa lontana, una specie di entità invisibile che quasi non esiste ma è utile solo a far muovere la mia ruota, come? Chi lo sa. Chi sono le persone dietro? Non importa.
Eppure chi collabora e contribuisce al successo conta eccome, eppure chi ci fornisce qualcosa nel senso più alto del termine è parte del sistema non è esternalità.
Facile a dirsi, tutti i manuali di Business Administration lo dicono, lo sanno tutti! Eppure poi pochi lo fanno.

E perché se tutti lo sanno nessuno lo fa?

Post blog modenese

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Cosa rende Agile un’azienda?

“Non hai veramente capito qualcosa fino a che non sei in grado di spiegarla a tua nonna” – cit Albert Einstein

Ma cosa vuol dire essere Agili?

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Essere agili vuol dire sapersi adattare velocemente ai cambiamenti esterni, come un pugile che deve evitare colpi che non può prevedere a tavolino o come un’azienda che deve servire un mercato con clienti “irrequieti” che ripianificano e cambiano i requisiti tecnici di giorno in giorno.

Ma qual’e’ la caratteristica base, la quintessenza che caratterizza un’organizzazione agile?

La risposta, da dare alla nonna, potrebbe essere: la velocità con cui si prendono le decisioni. Quindi un’organizzazione e’ agile se a fronte di cambiamenti esterni decide come adattarsi e decide in fretta.
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Ora lo vediamo! – Appunti su dashboard e dintorni (seconda parte)

La puntata precedente…

Nel post precedente abbiamo visto come un dashboard sia un supporto, un documento cartaceo, la schermata di un PC, il display di un tablet o di uno smartphone, che ci propone dati in forma “visiva” per facilitare le nostre analisi quantitative. I dati saranno rappresentati utilizzando i grafici, perché in questo modo attiveremo le funzioni visive del nostro cervello e saremo in grado di gestire più dati e stabilire più connessioni. In un dashboard deve esserci spazio anche per il testo per documentare le nostre analisi.

In questo post vedremo invece le virtù che un buon dashboard dovrebbe avere, cerchiamo di rispettarle e sarà davvero difficile fare un brutto lavoro!

Le cinque virtù di un buon dashboard

Anche se la tecnologia oggi ci permette di realizzare praticamente qualsiasi cosa in questo campo esistono dei requisiti, direi proprio delle virtù, che dobbiamo tenere presente se vogliamo realizzare un dashboard efficace ed efficiente.

Prima virtù: un buon dashboard deve essere ricco. Deve cioè offrire all’utente tutta la ricchezza di elementi e dati di cui ha bisogno. Cercando di rispettare il vincolo di far stare tutto nel campo visivo del destinatario, un buon dashboard dovrà cercare di soddisfare tutti i suoi desideri ed andare se possibile anche un po’ oltre. Per far questo lo costruiremo come un abito su misura, chiedendo direttamente agli utenti stessi di quali informazioni hanno bisogno. Non partiremo “dalla struttura dei dati”, ma dalle domande gestionali cui dovranno rispondere. Non dovrà essere ridondante però, perché lo spazio a disposizione sarà sempre la risorsa più scarsa.

Immagine post blog Moretti

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Urgente o Importante?

Da guidare un piccolo team composto da 20 risorse e due miei vice, mi sono ritrovata a ricoprire il ruolo di responsabile di produzione dell’intero stabilimento organizzato in 7 team con circa 110 persone in totale.

Nel ruolo precedente tutto era sotto la mia supervisione, dalla gestione delle ferie di reparto al raggiungimento dei KPI, lasciando poco margine d’azione ai miei collaboratori.

Con il cambio di ruolo ho applicato per le prime due settimane lo stesso metodo che utilizzavo in precedenza per risolvere le criticità.

Era un metodo semplice, occuparmi di tutto da sola; il risultato però, è stato inevitabile: il telefono squillava ininterrottamente, la casella di posta intasata che finivo di leggere il giorno dopo, i problemi da risolvere e il raggiungimento dei KPI sulle spalle.

Non riuscivo a capire come fosse possibile in “sole” 8 ore gestire tutto, mantenere un basso livello di stress e contemporaneamente, raggiungere gli obiettivi aziendali prefissati.

Semplice, era impossibile!

E’ stata la matrice di Eisenhower che mi ha dato la chiave per capire cosa stava succedendo: qualsiasi cosa mi sembrava importante e urgente allo stesso tempo.

Immagine blog Carafa

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Innovazione al Nuovo Cinema Paradiso

Digitalizzazione e Internet of Everything. Industry 4.0. Nuove opportunità, nuovi scenari. Tutto cambia più in fretta. Time to market più corto. Prodotti custom. Le necessità dei clienti.

Alzi la mano chi non ha sentito o letto queste parole -si, tutte-  leggendo articoli o ascoltando conferenze su Innovazione e Futuro.

La digitalizzazione sembra alla portata di tutti, il fantomatico Internet of everything, la risposta ai miglioramenti di costo e qualità. Ma sarà poi vero?

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Occidentali’s Karma, finalmente siamo tutti Lean!

Ho visto dei monaci shaolin che si professano asceti ultravegani e quasi ultraterreni sbirciare di nascosto le notifiche di whatapp sul loro iphone. Non c’è nulla da fare con l’infinito potere del POP, il POP è l’essenza della cultura occidentale, è in grado di scovare qualsiasi nicchia, si tratti di sonorità vichinghe islandesi o di trigliette azzurre del mar ligure.

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Ora lo vediamo! Appunti su dashboard e dintorni. (prima parte)

Cos’è un dashboard?

20 gennaio 1981 Ronald Reagan si insedia alla Casa Bianca. Dopo 15 minuti di visita guidata chiede: “Portatemi nella stanza della guerra”. I funzionari dello staff presidenziale, imbarazzatissimi, sono costretti a rispondere: “Ma signor presidente… Qui non abbiamo nessuna

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stanza della guerra”. L’uomo più potente della Terra qualche anno prima aveva visto un film…

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Il Sonno Della Ragione Genera Mostri

Goya, all’post blog Mannoriepoca dell’incisione, intendeva dire che la Fantasia diventa incontrollata e scatena le paure più recondite se può attecchire su un terreno fertile come il sonno della mente. È evidente che sia un messaggio filosofico in quanto il personaggio dell’incisione non è sdraiato su un letto ma quasi disperatamente sbracato su un tavolo, come volesse manifestare una richiesta di aiuto allo spettatore.
Un’opera porta sempre con se almeno due significati: quello originale, inizialmente pensato e trasmesso dall’autore; il secondo è rappresentato da ciò che il pubblico percepisce nel momento in cui guarda l’opera.
La mia interpretazione contestualizzata ai giorni d’oggi è questa:

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Shopfloor Management a sostegno di una leadership diffusa [parte2]

Nel precedente articolo Shopfloor Management a sostegno di una leadership diffusa  concluso la prima parte con una domanda: come rendere operative all’interno delle aziende le riflessioni di Liker e Convis in “The Toyota Way to Lean Leadership” a proposito della leadership come sostegno alla Lean Transformation?

Fondamentale è stata la mia esperienza alla Fabio Perini, azienda leader nella produzione di macchine per il packaging del tissue, per apprendere come sia possibile sostenere i progetti kaizen nel lungo periodo tramite lo Shopfloor Management. Questo è uno degli strumenti più efficaci per diffondere la leadership, supportando lo sviluppo sostenibile dei processi proprio dove accadono, nel gemba.

Si è deciso così di testare lo Shopfloor Management per la prima volta in azienda proprio sul mio progetto di tesi, centrato sul miglioramento del processo dei Retrofit, un particolare tipo di ricambi. Lo Shopfloor Management si svolge principalmente nel gemba, proprio perché è importante che i manager siano presenti nelle aree produttive, in modo da fornire il loro supporto nelle attività quotidiane, gestendo le priorità e innescando così il miglioramento dei processi.

Lo Shopfloor Management per il progetto Retrofit è stato articolato su tre livelli:

  1. Due volte a settimana, presso le aree di montaggio dedicate ai Retrofit, si svolgono regolarmente brevi incontri per fare il punto sullo stato del montaggio di ogni Retrofit, cui si attribuisce il colore verde, giallo o rosso a seconda del grado di criticità. Anche lo stato 5S della piazzola e il livello di sicurezza vengono valutati con la stessa scala di colori.
    Lo strumento usato come supporto è un tabellone preparato per ogni piazzola, che raccoglie informazioni sull’ordine del Retrofit, sullo stato avanzamento lavori, sul confronto tra ore di lavoro effettive e preventivate…

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