L’organizzazione flessibile deve essere stabile

Può sembrare un ossimoro, invece è proprio così.

Le turbolenze ambientali, di cui la teoria organizzativa ha iniziato ad occuparsi 50 anni fa, non hanno fatto altro che crescere negli ultimi anni.

Come la teoria ci insegna, ciò richiede lo spostamento verso il basso dei processi decisionali, in quanto non c’è tempo per risalire i livelli gerarchici o rispettare le procedure. Per garantire però che i processi decisionali siano efficaci, bisogna far sì che le strategie aziendali siano ben chiare ai decisori, che questi vogliano assumersi le responsabilità insite nelle decisioni, che abbiano le competenze necessarie. Non ultimo, che condividano i valori aziendali che alla fine determinano il tipo di decisione che si prende.

Stiamo parlando di quella che a suo tempo fu chiamata l’adhocrazia, tipo di organizzazione propria dei gruppi professionali, ma ora valida anche per organizzazioni industriali che vogliano essere innovative, rapide, flessibili. Per questo modello di organizzazione, Mintzberg parlava di standardizzazione degli input, da contrapporsi alla standardizzazione “classica” dei meccanismi operativi. In concreto questo concetto significa assumere le persone giuste, che nel tempo possano assorbire i valori e la strategia aziendale per garantire le giuste decisioni a livello operativo.

Credo che a questo punto sia chiaro come un’organizzazione molto flessibile abbia bisogno di una notevole stabilità del proprio capitale sociale.

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Dal 2007 è socio ed amministratore unico di Staufen Italia. In precedenza ha lavorato in azienda, nella funzione organizzazione, per poi iniziare l'attività di consulente, acquisendo esperienze sui temi "caldi" che si sono succeduti in questi ultimi venti anni, dallo sviluppo organizzativo supportato dall'IT, al TQM, al business process reenginerring, al Lean Thinking.

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